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Negli ultimi anni, i temi dell’inclusione e dell’accessibilità sono diventati elementi fondamentali nelle strategie politiche dell’Unione Europea. Un passo significativo in questa direzione è rappresentato dalla Direttiva (UE) 2019/882, conosciuta come European Accessibility Act (EAA), approvata dal Parlamento Europeo il 17 aprile 2019. Questa normativa mira a garantire pari opportunità a tutte le persone, promuovendo l’accesso equo ai prodotti e ai servizi – in particolare da parte di chi vive con una disabilità – per favorirne l’integrazione nella vita economica e sociale.

Uno dei focus principali dell’EAA è l’accessibilità digitale, ovvero l’adattamento di siti web e app mobili affinché possano essere fruiti anche da utenti con disabilità. Un tema già affrontato con la Direttiva (UE) 2016/2102 per i servizi pubblici, ma che ora trova nuova forza con l’estensione anche al settore privato. L’entrata in vigore è fissata al 28 giugno 2025 e comporterà importanti novità per molte aziende e settori di mercato.

Il tuo sito è davvero accessibile? Ecco cosa significa (e come capirlo)

Rendere un sito web accessibile non è solo una buona pratica, è una responsabilità. Significa creare un’esperienza digitale che sia fruibile da chiunque, a prescindere da eventuali disabilità fisiche, sensoriali o cognitive.

Un sito accessibile permette, ad esempio, la navigazione tramite tastiera, l’uso di screen reader o una visualizzazione ottimale per utenti con difficoltà visive o motorie. In sostanza, consente a tutti di interagire con i contenuti in autonomia e senza ostacoli.

Quando hai progettato il tuo sito, hai considerato questi aspetti fondamentali?

Le linee guida WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), riconosciute a livello internazionale, offrono un quadro di riferimento chiaro per definire l’accessibilità di un sito. Si basano su quattro principi cardine:

  • Percepibile: le informazioni devono essere visibili e comprensibili anche da chi ha limitazioni sensoriali.
  • Operabile: l’interfaccia deve funzionare anche senza mouse, ad esempio attraverso tastiera o tecnologie assistive.
  • Comprensibile: i testi, i comandi e la navigazione devono essere semplici e prevedibili.
  • Robusto: il sito dev’essere compatibile con diversi browser, dispositivi e strumenti di supporto, inclusi quelli futuri.

Investire nell’accessibilità significa rimuovere le barriere digitali e offrire a tutti un’esperienza più inclusiva, migliorando allo stesso tempo la soddisfazione dell’utente e la reputazione del brand.


Accessibilità digitale: il quadro normativo

L’attenzione verso l’accessibilità web è cresciuta anche a livello normativo, con una serie di disposizioni che negli anni hanno ampliato il campo d’applicazione, arrivando a coinvolgere anche le aziende private.

Ecco una sintesi delle principali tappe:

  • 2004: In Italia viene introdotta la Legge Stanca (n. 4/2004), che per la prima volta regola l’accessibilità digitale, inizialmente limitata alla pubblica amministrazione.
  • 2016: Con la Direttiva (UE) 2016/2102, l’Unione Europea impone l’accessibilità di siti e app mobili degli enti pubblici.
  • 2018: L’Italia recepisce la direttiva europea tramite il Decreto Legislativo 106/2018, estendendo le regole anche ai privati che offrono servizi essenziali al pubblico.
  • 2020: L’obbligo di adeguamento viene esteso alle imprese private con fatturato medio superiore ai 500 milioni di euro, con scadenza fissata al 28 giugno 2022.
  • 2019: Nasce la Direttiva (UE) 2019/882, ovvero il European Accessibility Act, che amplia ulteriormente gli obblighi anche per prodotti e servizi digitali del settore privato.
  • 2025: Il 28 giugno rappresenta la data limite per l’adeguamento definitivo da parte di aziende e professionisti, in linea con i requisiti WCAG.

Questa evoluzione normativa testimonia l’impegno crescente verso una rete più accessibile e inclusiva. Garantire l’accessibilità web non è più solo un plus, ma una condizione necessaria per assicurare pari diritti d’accesso ai servizi digitali per ogni cittadino.Cosa introduce l’European Accessibility Act?

L’EAA stabilisce nuovi requisiti per i prodotti e servizi digitali immessi sul mercato o forniti ai consumatori a partire dal 28 giugno 2025, ma si applica anche a versioni precedenti qualora abbiano subito modifiche sostanziali. Restano esclusi i contenuti archiviati – ovvero quelli non più aggiornati o modificati dopo tale data.

La normativa coinvolge principalmente le Piccole e Medie Imprese (PMI), mentre le microimprese sono esentate dall’obbligo di adeguamento. Tuttavia, anche le PMI possono chiedere una deroga in caso di “onere sproporzionato”, ossia se il rispetto delle regole impone costi o sforzi eccessivi. In tal caso, è necessaria un’attenta documentazione da conservare e aggiornare nel tempo.

Accessibilità digitale: chi dovrà adeguarsi entro il 2025?

Il tema dell’accessibilità web non riguarda più solo enti pubblici o grandi aziende. La normativa europea ha progressivamente ampliato la platea dei soggetti coinvolti, estendendo gli obblighi anche a molte realtà del settore privato.

Fino a oggi, le regole sull’accessibilità hanno interessato:

  • le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, già vincolati dalla Legge Stanca e dalla Direttiva (UE) 2016/2102;
  • le grandi imprese private, ovvero quelle con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro negli ultimi tre anni.

Dal 28 giugno 2025, invece, l’obbligo si estenderà a una platea ben più ampia, includendo:

  • tutte le aziende private e i professionisti che offrono servizi digitali al pubblico: parliamo di siti e-commerce, piattaforme di home banking, servizi di streaming, portali di prenotazione viaggi, trasporti online e qualsiasi altro servizio digitale rivolto ai consumatori;
  • fornitori di servizi essenziali, come operatori di telecomunicazioni, banche online, strumenti di pagamento digitali e altri servizi a forte impatto sociale.

Le sanzioni per il mancato adeguamento al proprio sito possono variare da 5.000 a 40.000 euro, o fino al 5% del fatturato aziendale in casi specifici, e possono includere anche azioni legali e danni di immagine. 


Sono previste esenzioni?

Sì, la normativa tiene conto anche della sostenibilità economica e operativa per alcune realtà, prevedendo alcune deroghe ed esenzioni.

  • Microimprese escluse: le aziende con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo sotto i 2 milioni di euro non sono tenute ad adeguarsi agli obblighi previsti dalla Direttiva EAA.
  • Clausola dell’onere sproporzionato: le imprese soggette alla normativa possono richiedere l’esenzione se riescono a dimostrare, attraverso una valutazione accurata e documentata, che l’adeguamento ai criteri di accessibilità comporterebbe un costo eccessivo rispetto ai benefici attesi. Attenzione però: non si tratta di una scappatoia. La richiesta va motivata in modo serio e trasparente.

Queste misure di flessibilità consentono di tutelare le realtà più piccole, pur mantenendo alta l’attenzione sull’importanza dell’inclusione digitale come principio fondamentale per una società più equa e moderna.

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